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Gli esami tiroidei

La visita medica (raccolta di un’accurata anamnesi e attento esame obiettivo del paziente) è fondamentale e serve anche a indirizzare l’esecuzione degli esami diagnostici più appropriati a seconda del sospetto diagnostico. Le indagini di primo livello sono rappresentate da esami di laboratorio, ecografia e scintigrafia tiroidea. In casi selezionati si ricorre a indagini di approfondimento quali agoaspirato o micro-biopsia sotto guida ecografica e, più raramente, a indagini radiologiche (TAC, RM) o allo studio PET/CT.

Esami di laboratorio

Un semplice prelievo ematico consente di ottenere importanti informazioni sulla funzione tiroidea: il test fondamentale è il dosaggio del TSH. Infatti, le variazioni di questo ormone precedono quelle degli ormoni tiroidei (T3 e T4) e un valore normale del TSH esclude una disfunzione tiroidea (tranne che in rarissimi casi, di competenza specialistica). Viceversa, i livelli di TSH risulteranno ridotti nel caso di iperfunzione tiroidea (ipertiroidismo) ed elevati in presenza di una ridotta funzione tiroidea (ipotiroidismo). In presenza di una alterazione del TSH un dosaggio della tiroxina libera (FT4) consentirà di specificare la gravità della disfunzione tiroidea mentre il dosaggio della triiodotironina libera (FT3) è utile solo in alcuni casi di ipertiroidismo e non dovrebbe essere eseguito su base routinaria.
Nel sangue si dosano anche diversi anticorpi anti-tiroide: la loro presenza evidenzia, anche molto prima che sia alterata la concentrazione di TSH circolante, la natura autoimmune di una patologia della tiroide.
In particolare gli anticorpi anti-tireoperossidasi (AbTPO o TPOAk) sono tipicamente elevati nella tiroidite cronica autoimmune mentre gli anticorpi anti-recettore del TSH (TRAb o TRAk) sono patognomonici nel morbo di Basedow. Un ulteriore anticorpo è diretto conto la tireoglobulina (AbTg o TGAk): il dosaggio di AbTg è di scarsa utilità nella diagnosi delle malattie tiroidee ma deve essere sempre associato al dosaggio della tireoglobulina nei pazienti affetti da carcinoma differenziato della tiroide.
Infine è possibile dosare due molecole utilizzate come marcatori tumorali: la tireoglobulina (marcatore del carcinoma differenziato della tiroide) e la calcitonina (marcatore del carcinoma midollare della tiroide).
 
Esame Unità di misura Valori di riferimento
TSH mUl/L 0.40 - 4.00
fT4 pmol/L 7.50 - 21.1
fT3 pmol/L 3.80 - 6.00
AbTPO Ul/mL <60
AbTg Ul/mL <33
TRAk U/L <1.50
Tireoglobulina ug/L <58
  ug/L dopo tiroidectomia <0.15
Calcitonina pmol/L M<2.60 F<1.70
  ug/L dopo tiroidectomia <0.60
Tabella 1. Esami tiroidei eseguiti presso il Centro Malattie Tiroidee EOC (EOLAB).
 

 

Ecografia

Figura 1. Ecografia di un nodulo tiroideo

L’ecografia (o sonografia) della tiroide viene effettuata mediante uno strumento (ecografo) dotato di una sonda che utilizza gli ultrasuoni per ricavare informazioni sulle dimensioni ghiandolari e la composizione del tessuto tiroideo. E’ un esame non invasivo e non doloroso e può essere effettuato su pazienti di tutte le età e in qualsiasi momento della loro vita, compreso la gravidanza per le donne. Non sono previste preparazioni specifiche. L’esame viene eseguito ponendo il paziente su un lettino, in posizione supina e con il collo lievemente iperesteso. Si applica un gel sulla cute del collo (per facilitare la trasmissione degli ultrasuoni) e, successivamente, il medico manovra la sonda eseguendo passaggi sul collo con diverse angolazioni (scansioni). Il tempo necessario all’esecuzione dell’ecografia tiroidea è di circa 10-15 minuti.

Le informazioni ricevute vengono quindi visualizzate come immagini che consentono di valutare la morfologia e la struttura della tiroide (indagine morfologica): in pratica l’ecografia può dire se la tiroide è piccola o grossa, se contiene noduli o meno, se è infiammata o omogenea.

 

Figura 2. Studio color-Doppler di un nodulo tiroideo

Il color-Doppler ed il power-Doppler sono delle applicazioni utilizzate durante l’esame ecografico che forniscono importanti informazioni sulla vascolarizzazione (flusso ematico) dei tessuti esaminati. Una recente applicazione, l’elastografia, invece, fornisce informazioni sulla “durezza” del tessuto tiroideo ma il suo impiego è di dubbia utilità nella pratica clinica.

 

Scintigrafia tiroidea

Figura 3. Scintigrafia tiroidea con Tc-99m-pertecnetato

La scintigrafia tiroidea è un esame non invasivo di medicina nucleare che si basa sulla somministrazione endovenosa o orale di un radiofarmaco che viene captato dalla cellule tiroidee consentendo di ottenere una “mappa” della funzionalità delle varie regioni della ghiandola. La scintigrafia tiroidea consente di valutare la funzionalità della tiroide, di rilevare tessuto tiroideo in sedi anomale (tiroidi ectopiche) e di caratterizzare il funzionamento dei noduli tiroidei (“caldi” o “freddi”).

Preparazione
E’ necessaria la sospensione della terapia con farmaci anti-tiroidei (carbimazolo, propiltiouracile) 3 giorni prima dell’esecuzione dell’esame e degli ormoni tiroidei (Eltroxine, Euthyrox, Tirosint) 4 settimane prima dell’esame (informazioni dettagliate sono fornite dal medico al momento della programmazione dell’esame). Inoltre non si devono assumere preparati o soluzioni a base di iodio (es. preparati multivitaminici o prodotti di erboristeria contenenti iodio) da almeno 2 settimane. La scintigrafia deve essere eseguita almeno 1 mese dopo eventuali esami radiologici con mezzo di contrasto iodato (es. TAC, urografia). Il giorno dell’esame non è necessario il digiuno.

Raccomandazioni
La quantità di radiazioni cui è esposto il paziente è trascurabile e l’esame non presenta alcuna pericolosità. Come per tutte le indagini con radiazioni ionizzanti l’esame non può essere eseguito da donne in gravidanza. Viceversa è possibile, in caso di necessità, eseguire l’esame durante l’allattamento (che deve essere sospeso per 12 ore).

 

 

Agoaspirato

Figura 4. Agoaspirato ecoguidato (nodulo lobo destro tiroideo)
 
L’agoaspirato tiroideo (Fine Needle Aspiration, FNA) è un esame minimamente invasivo che consiste nel prelevare alcune cellule contenute all’interno di un nodulo tiroideo per ottenere informazioni precise sulla sua natura (cioè differenziare un nodulo maligno da uno benigno).

L’esecuzione dell’agoaspirato tiroideo prevede la puntura del nodulo (sotto guida ecografica) con un ago sottile (calibro di 20-24 G) Il prelievo dura solitamente solo pochi secondi, è minimamente doloroso e non richiede mai l’anestesia locale.

 

Il materiale prelevato viene allestito su vetrino, colorato con specifiche sostanze ed infine analizzato dal medico citopatologo.
 

Figura 5. Agoaspirato ecoguidato: analisi al microscopio del materiale prelevato

Le possibili complicanze sono minime: la più frequente è rappresentata dalla formazione di un ematoma a livello della zona di aspirazione, che può essere prevenuta dall’applicazione di ghiaccio per alcuni minuti. Non è necessaria alcuna preparazione del paziente.
Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2014