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L’EOC in prima linea in Svizzera nella lotta contro le infezioni nosocomiali

16 novembre 2016

Si è appena conclusa la prima parte di un importante progetto nazionale sulle infezioni delle vie urinarie, legate alla posa di un catetere vescicale e all’origine di uno dei maggiori gruppi di infezioni ospedaliere. Al programma, avviato dalla Fondazione Sicurezza dei pazienti Svizzera, partecipano 7 ospedali, tra cui, in Ticino, l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) con la sua sede dell’Ospedale Civico di Lugano. L’EOC si impegna da anni nella prevenzione delle infezioni nosocomiali, che rappresentano la complicanza più frequente in ambito sanitario. Dalle infezioni del sito chirurgico, alle polmoniti associate a ventilatore o alle infezioni come quelle che possono accadere in emodialisi, l’EOC mette in atto le misure raccomandate volte a contenere e prevenire le infezioni.

Le infezioni nosocomiali sono dovute principalmente a due aspetti. Il primo è legato al tipo di cure ricevute: una degenza lunga e cure complesse e invasive aumentano il rischio di sviluppare un’infezione. Il secondo riguarda la vulnerabilità del paziente: più è anziano, con deficit immunitario e malattie concomitanti e più alto è il rischio di infezione. Gli agenti patogeni possono essere trasmessi per contatto diretto fra le persone, tramite il catetere o altri oggetti contaminati.

Il programma nazionale contro le infezioni da catetere vescicale, denominato progress! Sicurezza nel cateterismo vescicale, è condotto dalla Fondazione per la sicurezza dei pazienti svizzera in collaborazione con il Centro nazionale per la prevenzione delle infezioni SwissNOSO. Per l’EOC vi partecipano i reparti di urologia, nefrologia, cure intense, chirurgia e medicina dell’Ospedale Civico di Lugano. Tra agosto e ottobre 2016 si è svolta la prima fase del programma, che ha richiesto il monitoraggio dei pazienti ricoverati per almeno due giorni in uno o più reparti coinvolti. Sono così stati raccolti e inviati in forma anonimizzata a SwissNOSO le informazioni riguardanti 1’444 pazienti. L’analisi di queste informazioni permetterà di stabilire la percentuale di pazienti sottoposti a cateterismo vescicale e soprattutto di comprendere l’incidenza di lesioni e infezioni causate da questa pratica di cura. I dati saranno paragonati con quelli degli altri ospedali partecipanti e serviranno per attuare, nel corso del 2017, azioni di formazione mirate.

L’obiettivo del programma è quello di aumentare la sicurezza nel cateterismo vescicale, agendo sulla frequenza e sul tempo di posa nonché sulla formazione delle persone chiamate a gestirlo. Iniziato nel 2016, il programma terminerà nel 2018.

70'000 infezioni ogni anno negli ospedali svizzeri
Ogni anno, in Svizzera, nonostante l’impegno costante del personale e le sempre nuove tecniche mediche, circa 70'000 pazienti sviluppano un’infezione in ospedale e circa 2'000 di essi ne muoiono. Le infezioni più frequenti sono quelle del sito chirurgico, le batteriemie da ricondurre alla posa del catetere vescicale e le infezioni delle vie respiratorie associate a respirazione artificiale. Infezioni meno frequenti, ma non per questo meno insidiose, come le infezioni da Norovirus, hanno richiesto in passato la chiusura temporanea di reparti di degenza in ospedali svizzeri.

I principali fattori di rischio di sviluppare una complicanza da infezione sono legati all’età dei pazienti (neonati e anziani sono più esposti), ad infezioni o gravi patologie concomitanti (tumori, immunodeficienza, diabete, insufficienza renale, ecc.), alla malnutrizione, ai traumi e alle ustioni o al trapianto di organi. Conseguentemente, alcuni reparti di cura, come le cure intense o i servizi di emodialisi, sono considerati reparti a maggior rischio di contrarre infezioni.

Le infezioni nosocomiali, rappresentano la complicanza più frequente in ambito ospedaliero e sono una causa importante di mortalità e di costi supplementari non solo per il sistema sanitario. In effetti, non soltanto allungano la durata della degenza dei pazienti, inducono un consumo supplementare di farmaci e ritardano la guarigione, ma provocano anche una perdita notevole di giornate lavorative.

Un impegno costante per aumentare la sicurezza dei pazienti
Gli studi hanno dimostrato che tra il 20 e il 50% delle infezioni nosocomiali possono essere evitate adottando misure di prevenzione e sorveglianze mirate. Tramite attività di formazione continua sui principi dell’igiene ospedaliera, l’esecuzione di audit mirati (ad esempio sulla corretta igiene delle mani) e l’adesione a programmi e monitoraggi nazionali, l’EOC mette al centro delle proprie attenzioni il tema della prevenzione delle infezioni nosocomiali, con una visione a 360 gradi, che contempla le infezioni più frequenti ma anche quelle più sporadiche, con particolare attenzione ai reparti ad alto rischio.
 

Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2016
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