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L’EOC ricusa il perito e chiede la sospensione del processo per il caso di infezione da epatite C all’Ospedale Civico

12 ottobre 2016

L’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha presentato un’istanza di ricusazione dei periti giudiziari alla Corte dei reclami penali del Tribunale d’appello. Questa decisione è stata presa alla luce delle affermazioni oggettivamente false fatte dal perito durante l’ultima udienza del procedimento che vede imputato l’EOC davanti alla Pretura penale nel caso di infezione da virus di epatite C avvenuta a fine 2013 all’Ospedale Civico di Lugano. I rappresentanti legali dell’EOC hanno di conseguenza inoltrato al giudice anche una richiesta di sospensione del procedimento e di assunzione di nuove prove. Il Tribunale d’appello ha fissato alle parti e ai periti un termine di 10 giorni per presentare le proprie osservazioni. Il giudice Siro Quadri, che conduce le udienze, non si è invece ancora pronunciato sulle richieste dell’EOC.

Ricordiamo che l’EOC respinge le accuse e, in particolare, contesta l’applicabilità dell’art. 102 del Codice penale relativo alla carente organizzazione interna all’origine, secondo l’accusa, della mancata identificazione del collaboratore che sarebbe stato all’origine dell’infezione.

L’istanza di ricusa presentata dall’EOC si fonda su nuovi documenti ottenuti dopo l’udienza del 3 ottobre in cui è stato sentito il Dr. med. Cristian Palmiere, medico legale dell’Ospedale Universitario di Losanna (CHUV) coautore della perizia ordinata dal Ministero pubblico. Talune sue affermazioni sono risultate estemporanee e approssimative. Il perito ha addirittura fornito un racconto non corrispondente al vero riguardo alla procedura di tracciabilità di tutti i gesti compiuti dal personale del CHUV e dell’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG) addetto agli esami di radiologia con la TAC (tomografia assiale computerizzata). Quanto asserito dal perito non concorda con le informazioni rilasciate successivamente al 3 ottobre 2016 dai responsabili dei tecnici di radiologia dello stesso CHUV e dell’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG), i quali hanno confermato che, come all’EOC e come negli altri ospedali romandi e svizzero tedeschi, anche in quelle strutture non viene registrato il nome dell’operatore che posa la via venosa al paziente.

Le risposte fornite dal perito suscitano indiscutibili dubbi sull’imparzialità e la competenza sua e di tutto il collegio peritale. Tenuto conto che la perizia svolge un ruolo centrale ai fini della sentenza, l’EOC ha chiesto dunque la ricusa dei periti e la sospensione immediata del procedimento. L’iniziativa dell’EOC è un atto obbligato a garanzia di un processo equo.
 

Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2016