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Processo per l’infezione da epatite C all’Ospedale Civico: una sentenza con impatto nazionale

22 novembre 2016

In relazione alla sentenza pronunciata ieri dalla Pretura penale di Bellinzona l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) sottolinea la vicinanza ai pazienti e il rincrescimento per il disagio arrecato. Sin dall’inizio l’EOC ha riconosciuto l’errore commesso e ha offerto la propria assistenza medica e psicologica ai pazienti colpiti dall’infezione e nel frattempo guariti. L’EOC ha collaborato pienamente e nella massima trasparenza con le autorità amministrative e giudiziarie. La sentenza di ieri rappresenta un punto di svolta preoccupante per l’intero sistema sanitario nazionale perché introduce di fatto una responsabilità penale generalizzata per un ospedale. Per questo motivo l’EOC ha annunciato appello immediatamente dopo la comunicazione della sentenza. L’EOC mantiene immutato l’impegno per il miglioramento continuo della qualità e della sicurezza dei pazienti.

L’EOC sin dall’inizio e in assoluta trasparenza ha riconosciuto le proprie responsabilità verso i pazienti sul piano civile e non ha mai abbandonato i pazienti a loro stessi. Malgrado gli sforzi profusi, né l’EOC né le autorità inquirenti sono riuscite ad identificare all’interno del team l’autore dell’errata manipolazione all’origine del contagio.
Durante il dibattimento, più volte è stato sottolineato che i nostri ospedali offrono ai pazienti una qualità e una sicurezza delle cure molto alta. Nessuna organizzazione, pur perfezionata che sia, riesce a evitare l’errore umano, il “rischio zero” non esiste. L’EOC ha sempre agito e continuerà a operare nel rispetto delle normative e di tutti gli standard di riferimento nazionali e internazionali. Nel caso specifico del contagio da epatite C, anche i principali ospedali nazionali hanno confermato di applicare le stesse procedure dell’EOC.

La sentenza di ieri estende massicciamente le informazioni che vanno registrate nelle cartelle sanitarie dei pazienti. Se confermata, essa sancirebbe l’obbligo di una struttura sanitaria, quale ad esempio un ospedale, di identificare anche a mesi di distanza l’autore di ogni gesto di routine, medico-terapeutico, con un potenziale impatto sull’evoluzione dello stato di salute del paziente, in particolare nell’ottica di ogni eventuale e imprevedibile futuro procedimento penale. Si tratta di un’esigenza difficilmente praticabile che rischia di generare inefficienza e maggiori costi, senza necessariamente aumentare la sicurezza dei pazienti.

Del resto, ogni anno in Svizzera si verificano 70'000 contagi ospedalieri di cui circa 2’000 con esito letale. Quasi mai è possibile identificare la causa del contagio e men che meno l’operatore. Nel solco delle argomentazioni della Pretura penale, in tutti questi casi vi sarebbe una carente organizzazione dell’ospedale in cui si verifica il contagio, con la conseguente condanna penale dello stesso. Per questo motivo la sentenza preoccupa e potrebbe avere conseguenze sull’intero sistema sanitario nazionale. La necessità di chiarire questi aspetti induce l’EOC a ricorrere in appello.

In attesa di ulteriori sviluppi giudiziari non verranno rilasciate dichiarazioni.

Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2016
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